Fare impresa



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Che cosa sai fare? Niente. Sì, ma ci sarà una cosa che riesci a fare veramente bene! Niente di niente. Caratteristica ideale, un tempo, a trovare lavoro per tutta la vita, oggi sociologi ed economisti, sentenziano di dimenticare l’utopia del posto fisso.

Smettiamo di criticare sempre lo Stato o il sistema – dicono costoro – e mettiamoci all’opera: facciamo impresa. Troviamo molti concetti di questo tipo nel mare del web. Fare impresa è un mantra. Sembra che, pressoché impossibile seguire la trafila che conduce al contratto a tempo indeterminato, i presupposti per essere un imprenditore di successo, invece, siano alla portata di tutti. L’uso della persuasione è l’esercizio consueto di chi vende fumo. Quando le crisi sono forti e non si riesce a creare occupazione, i numeri si alterano secondo i fini di opposizione o maggioranza governativa e si disegnano mostri. È la medesima equazione riguardo ai furbetti del cartellino, che a prender per attendibile ogni organo d’informazione, costituirebbero intere categorie. Ergo: il settore impiegatizio è marcio, morte al settore impiegatizio (si scrive settore impiegatizio, si legge posto fisso). A chi giova questa massima? La risposta è nascosta qualche riga sopra nel perentorio smettiamo di criticare sempre

Chi innalza inni alla meritocrazia, ovviamente legittimi, spesso si infervora su questioni diverse e scambia la possibilità di sopravvivenza per un mantenimento. La probabilità di riuscire a campare nulla toglie ai diritti di chi merita. Un insegnante si presta di più, o almeno dovrebbe, con chi ha doti minori rispetto al primo della classe. Non tutti nasciamo fenomeni. Il minimo deve essere garantito. Chi merita, molte volte è defraudato dall’ambizione coatta di chi non ha meriti, ma questo è un discorso che affronto più avanti.

E quelli che non possiedono talenti specifici - la solita, sporca maggioranza – che cosa dovrebbero fare? Come gestire l’insoddisfazione di massa?

Tralascio il pensiero sull’induzione a spendere anche perché non trovo più un sinonimo per il termine alienazione. Dallo Yes we can, terminologia ormai trasversale svuotata del suo significato originale ed estrapolata dal suo concetto, scivoliamo facilmente al #FamoImpresa, cioè uno strumento pericoloso inculcato nelle menti di persone poco assennate o non pratiche, in sostanza, quella stessa maggioranza di prima. S’insinuano possibilità – a volte certezze – tese ad alimentare gli affari di quei nuovi settori che vendono servizi reali o virtuali che vanno dal campo dell’investimento pubblicitario e si estendono alle occasioni infinite che offre internet, e che in sostanza, sono un orto che va costantemente annaffiato.   

Eravamo un paese agricolo o, al più, di artigiani, diventammo un paese industriale e col mito dell’impiego statale o parastatale; ora siamo pronti a trasformarci in trafficanti di varie specie.

Parliamoci chiaro, la meritocrazia latita, è assodato. Accanto alle leggende sull’imprenditore di successo, televisione e riviste, perfino la radio, divulgano ogni giorno le straordinarie esistenze degli incapaci di successo. Non si comprende di cosa si occupino, non si sa che cosa abbiano fatto, eppure non mancano mai dalle prime pagine o dalle prime serate. Qualcuno, suggerisce loro di andare a lavorare: già, ma dove, se il lavoro non c’è e il posto fisso non esiste più?


Che cosa sai fare? Niente. Sì, ma ci sarà una cosa che riesci a fare veramente bene! Niente di niente. Tutto qui? Sono una persona onesta. E allora? Vuoi che mi metta a delinquere? Questo no: hai mai pensato a fare impresa? 

- un giorno qualunque, un colloquio qualunque -



© ENRICO MATTIOLI 2018




© Enrico Mattioli 2018