Toro e bomber


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L’altra notte, svegliandomi di soprassalto, ho scoperto che ciò che da sempre mi possedeva era svanito. Blocchi e tensioni battevano in ritirata. Tutto pareva facile adesso, ma non lo era. Mi sono sentito leggero pur se alterato e non ero mai stato così in forma. La mia testa era un jukebox, volati via tormenti e pensieri inutili, restavo sospeso in aria sulle note di Starman. Strano guardare dall’alto quel vivere: ero illimitato e indipendente, creativo e geniale; divino. Sembrava proprio come quando non trovi la direzione e, frustrato, passi al pub per offrire un campari a te stesso giacché la vita peggio di così non potrebbe continuare e invece, a sera, nonostante il tuo incedere dinoccolato, verifichi che i conti di fine giornata sono in regola, che il tuo respiro è normale, che sei circondato da altri umani che si sbattono. Tutti sono neri di dentro e rossi di fuori, perfino l’uccello senza piume ha un cuore e un’anima.

Guardarsi dentro è come ristrutturare uno stabile abbandonato. Devi cominciare dalle fondamenta, valutare lo stato delle fognature, e le cose che trovi all’interno non sono fiorellini profumati, come le zavorre e le suggestioni che durante l’esistenza possono condurre alla paralisi. 

Toro o bomber?

Toro, perché carico a testa bassa e lavoro in silenzio, ma anche bomber, perché quando passa dalle mie parti, devo colpire la sfera per cambiare il corso della gara. Toro e bomber, non m’interessa di non essere considerato. Toro e bomber, vuoi solo farmi sentire ridicolo; toro o bomber, mi basta un po’ di buona sorte. Toro e bomber, questa vita mi spezza le gambe e rimanere in piedi è un atto eroico. Toro o bomber? Toro, perché resisto con qualche spada nel corpo, guardando la tribuna che aspetta la caduta, eccitata per il sangue che sgorga; ma anche bomber, perché presto o tardi la butto dentro e leggeranno il mio nome che firma la contesa. È quello il segmento in cui l’esistenza nasconde il suo perverso senso. Tutto cambia tranne me. Troppo forte il ricordo delle spade dentro il corpo e non può bastare una tribuna in festa. Io resterò sospeso tra le note. 

 

C’è un uomo delle stelle che aspetta in cielo
Vorrebbe venire e incontrarci
Ma pensa che potrebbe impressionarci
C’è un uomo delle stelle che attende in cielo
Ci ha detto di non distruggerlo
Perché lui sa che ne vale la pena

 

 

 © ENRICO MATTIOLI 2017



© Enrico Mattioli 2017