Lo strano compiacimento di essere Enrinco



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Una delle persone che collabora col mio sito, continua a chiamarmi Enrinco. Lapsus freudiano o refuso da tastiera, ormai mi sono abituato, anche se avrei preferito Enringo, per il richiamo al pistolero americano o alle avventure nel selvaggio west, magari anche per il celebre biscotto italiano o per il batterista inglese. 

A causa di un lavoro sull’ego e sull’orgoglio, sto imparando ad accettare critiche e improperi, perché tutto è alimento. Del resto, non per paragonarmi, ma a qualcun altro, più di duemila anni fa, sulla croce andò in modo peggiore. Da peccatore, insomma, scontare delle piccole infrazioni è come portarsi avanti col lavoro. Spero che Chi di dovere ne tenga conto.

Scrive Goliarda Sapienza ne L’arte della gioia, che La paura e l’umiliazione sono il seme dell’odio e dell’inimicizia. E anche dell’invidia.

Sommariamente, deduco che per non farsi odiare e invidiare, è opportuno rendersi ridicoli e assecondare una tendenza. Nessuno si sente minacciato o umiliato, tutti o quasi, sorridono.

Al gioco del è meglio questo che quello, ho smesso di partecipare da tanto tempo. Aggredire la vita per dimostrare, è una propensione distante da me. Non dico che non porti risultati perché, nel mondo che viviamo, apparire è una qualità, rappresenta quella praticità di restare in partita. Non è vero che costi fatica, ci vuole solo allenamento e costanza, falso anche il fatto che, presto o tardi, è un’attitudine che si paga: l’esperienza m’insegna che è possibile campare per molto tempo, basta non farsi troppi problemi.   

La consolazione, forse, è nel relativismo delle cose: non esiste morale universale. E se apparire fosse solo un tentativo di migliorare se stessi anziché limitarsi ad accettarsi?

Mi sto adeguando a tutte le ipotesi. Immagino strade irreali, parallele, che portano ognuno verso il cammino che ha deciso. Giacché equidistanti, si eluderebbero intasamenti e rotture di marroni consequenziali perché nella realtà la croce si lascia sempre portare agli altri, spesso resta abbandonata sul ciglio del marciapiede e io già provo un singolare compiacimento a essere Enrinco.

Ai postumi l’ardua sentenza.       




© ENRICO MATTIOLI 2017




© Enrico Mattioli 2017