Il senso della vite


Negli ultimi – abbondanti - due decenni, siamo passati da Tangentopoli al berlusconismo (che siate stati a favore o contrari non importa), abbiamo appurato che il terremoto in Abruzzo è stato un affare per intrallazzatori di varia specie, così come di recente il Mose a Venezia  e adesso, l’Expo 2015.

Ironia della sorte, opportune descrizioni riportano, al riguardo delle grandi esposizioni, che nascono per l’esigenza di descrivere la storia dell’essere umano sulla terra, i segni lasciati e il suo percorso (più o meno).


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Ora: se per identificare il viaggio dell’uomo nello spazio basta la foto dell’impronta lasciata sul suolo lunare, per riassumere il passaggio dell’uomo sulla terra occorre immortalare il suo dito medio alzato.

Sì, d’accordo, direte voi, superficialità, qualunquismo, ecco il solito elenco delle stesse maledette questioni. Sembra non ci sia soluzione. Ovunque, nel mondo, quando un uomo qualsiasi mette in moto le sue più limpide e alte intenzioni su una problematica qualsiasi, c’è un altro gruppo che si getta con la ferocia dell’essere più affamato per trarne profitti personali. Ovunque, sulla terra, un governo, un’istituzione, metta risorse a disposizione della collettività (di qualunque cosa si tratti), un'altra batteria di persone – a volte appartenenti alle stesse istituzioni governative – tentano di deviarne i canali verso siti non ufficiali (Ci credereste? I propri). 

Delle recenti ricerche ci dicono che per scrivere post e articoli accattivanti, bisognerebbe riportare cose belle, perché le cose belle sono belle (non prendetela per un’ovvietà!) e fanno crescere la positività. Magari sì. Il mio post non esclude le cose belle. Soltanto ne elimina alcune; molte, per la verità. Di bello ci sono le intenzioni che nascono.

 

La storia degli uomini è costellata da persone che hanno fortemente segnato il proprio passaggio scuotendo la terra come mai era successo, ma poi sono state uccise. È la loro bellezza che ha fatto male agli occhi e al cuore di qualcuno.

È una lista inutile, ognuno potrebbe redigerne una personale. Diciamo che parte con Gesù Cristo e arriva fino a Paolo Borsellino. Ci troverete Martin Luter King e Gandhi. Per qualcuno Guevara. E tutti gli uomini persi dal mondo, tanto per parafrasare Baglioni, che, mi dispiace per le mie carissime amiche Tina e Francy, non m’è mai piaciuto.

La morte toglie, a noi comuni mortali, la maschera; chi non è più su questa terra, ha vissuto come se fosse già defunto. Se n’è fregato di quella paura.

 

Il senso di una vite è contrario alla vita.    

 

Mentre sto scrivendo, ricevo una telefonata da un call center. Mi chiedono se posso rispondere a un’intervista sull’uso della radio. Rispondo che vado di corsa e che sto uscendo: basta che duri poco. Mi rispondono che occorreranno dieci minuti. Allora rispondo di no perché ho fretta. Mi chiedono se possono provare a richiamare. Rispondo di sì, sempre se sarò in casa. Chiudo la telefonata per poter completare il mio concetto.  

Cioè, boom, boom, boom, boom.          



© ENRICO MATTIOLI 2014 


   


© Enrico Mattioli 2017