Cosa resta degli anni ‘60


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Ci sono cose che si conoscono e altre che non si conoscono. Esistono il noto e l'ignoto, e in mezzo ci sono Le Porte. I Doors sono i sacerdoti del regno dell'ignoto che interagisce con la realtà fisica, perché l'uomo non è soltanto spirito, ma anche sensualità. La sensualità e il male sono immagini molto attraenti, ma dobbiamo pensare a esse come alla pelle di un serpente di cui ci si libererà.

 

Jim Morrison la sapeva lunga ma non era certo un sacerdote e non beveva acqua minerale. Il vocalist dei Doors è un’icona che ha attraversato la seconda metà degli anni ’60 con una velocità superiore a quella di chiunque, lasciando un’impronta profondissima.

Dietro i movimenti dei sixities ci sono aspetti che andrebbero valutati sotto una luce diversa. La rivoluzione culturale non è fallita, molti la considerano superata, ma io credo che alcuni punti meritino ancora una riflessione.

Oggi, per esempio, la scelta di diventare vegetariani o porre esercizi di meditazione al centro del vissuto quotidiano, sono aspetti che rappresentano una rivoluzione personale e su questo vorrei soffermarmi: il valore della propria esistenza.

Negli anni ‘60 la cultura hippie consolidò modi di vivere alternativi come le comuni. La retorica sociale e religiosa cedeva il passo a una dimensione diversa di famiglia. I movimenti femministi e quelli ecologici diventarono la propulsione a un cambiamento radicale dovuto all’avversione nei confronti delle metropoli, del sistema allora vigente e della nascente tecnologia. Mi limiterò a una cronaca brevissima: i modi di vivere promiscui e spesso l’uso di sostanze stupefacenti attivarono la repressione e nel corso del tempo, tra retate, sgomberi e occupazioni, queste esperienze giunsero al termine.   

È stato un periodo di aggregazione, sembrava che le possibilità fossero infinite, l’emancipazione giovanile lo testimoniava, ma oltre all’esperienza di vita e ai movimenti culturali non si è riusciti. Quel che è stato, resta legato a un contesto temporale.

È storia vecchia: lo spirito giovanile e l’energia, spariscono appena entrati in società per lasciare spazio a ciò che rappresenta un cardine inderogabile: l’adattamento. La pratica e la durezza dell'esistenza conquistano il comando delle nostre giornate e delle nostre decisioni una volta superata la soglia. È così da sempre e col passare dei decenni abbiamo assistito a una regressione vertiginosa.

Qualsiasi movimento, superato il periodo della tendenza, arriva in un punto di ristagno. È questo il presupposto che spinse Guevara ad abbandonare Cuba per cercare di espandere quella stessa rivoluzione in tutta l’America Latina: se non ora quando? – Pensò il Che. – Non si possono aspettare altri tre decenni.

Come andò a finire lo sanno tutti. Quel che resta nell’immaginario comune è impresso nei gadget e nei souvenir e, considerato l’uomo, anche questa sorte non gli sarebbe certo piaciuta.

Gli anni ’70, dal canto loro, furono un momento di forti contrasti sociali in tutto il mondo. Ci sono state conquiste fondamentali nel campo del lavoro, eppure quelle stesse conquiste, oggi, sembrano perdute, non solo nel tempo.  

Quella cosa chiamata sistema o governo delle multinazionali o qualsiasi altra definizione ancora, trionfa imponendo l’omologazione che non è certo l’uguaglianza. È nel sentire tutti le medesime esigenze e gli stessi bisogni, nell’allontanarsi sempre più dalla propria individualità. Quello che negli anni ’60 era definito un movimento (un qualunque movimento), oggi è solo il branco. Svalutare la propria originalità, acceca fino al punto di cercarla nel gregge.

Nel film Radio Freccia di Luciano Ligabue, Bruno, il dj, sosteneva che i tuoi idoli possono tradirti, ma non la loro musica. La musica rock è già un manifesto programmatico che, in molti casi, non ha una posizione ideologica definita.

 


Se le porte della percezione fossero purificate, ogni cosa apparirebbe all'uomo com'è: infinita.

Nelle frasi di Morrison - quella iniziale e quella riportata qui sopra - superata l’enfasi tipica del personaggio, troviamo frammenti legati alla meditazione trascendentale e all’intelligenza quantica.

Qualcuno potrebbe trovare ridicolo parlare di consapevolezza e presenza a proposito di Jim, uno che viveva in un regno immaginifico fatto di viaggi acidi e voli astratti, ma i termini percezione e i sinonimi di purificazione, così come realtà fisica e spirito, oltre alla pelle del serpente di cui ci si libererà, sono tutte tecniche meditative.

Ogni percorso è una scelta personale cosciente e la possibilità di riappropriarsi della propria esistenza è un programma da analizzare prima che si trasformi in un altro rammarico.

Non tutto è stato vano. Cambiare il mondo è probabilmente un’utopia, ma non cambiare la propria vita. Questo è lo spazio di manovra.


 

© ENRICO MATTIOLI 2017




© Enrico Mattioli 2017