Città futura - metropoli in involuzione


La metropoli di domani sarà costituita solo da città mercato, punti vendita e centri scommesse, dove giocare, puntare e spararsi. Questi sono i posti in cui lasceremo i soldi. Siamo soldati sul fronte arruolati per mantenere in vita il sistema. Vivremo in brandine multimediali, dove ricaricarci e laurearci in pubblicità.

Limiti. Non esisteranno. Sembrerà di vedere un film in più dimensioni. Sembrerà di assistere a un transito di movimenti e di spazi. Sembrerà di poter volare da un posto a un altro, richiamati dagli oggetti. Sembrerà di essere padroni del tempo. Sembrerà che la libertà individuale non abbia fondo. E così già è, in effetti, ma solo fino al punto in cui arriva il guinzaglio che non si vede. Predisposti a un collegamento senza fili, questa parziale autonomia sarà un elastico che ci terrà legati alle nuove cattedrali dove lavare l’anima e ritrovare la pace con gli acquisti.

Forbice sociale. Le distanze tra il meno abbiente e il più facoltoso, sembreranno ridotte. L’offerta sarà indeterminata e non esisteranno frontiere poiché il desiderio che ieri appariva elitario, domani sarà a disposizione delle masse. Perché mai dovrà esserci qualcuno costretto a rinunciare?

Vincoli orari. Spariti. Sarà possibile restare aperti h 24. La crisi pare attanagliare l'ambiente commercio solo riguardo ai diritti di chi ci lavora, nonostante si tratti di un settore in evidente espansione. Cadranno anche i vincoli sui giorni festivi. Natale sarà solo per la clientela e la Festa del Lavoro si celebrerà, ovviamente, sul posto di lavoro.

Turismo commerciale. Le agenzie di viaggi si specializzeranno in tour nei centri commerciali più all'avanguardia nel mondo. Aeroporti e stazioni saranno edificate nei mercati e ci sarà anche una pista per i dischi volanti.  

Parliamoci chiaro: usare il futuro è superfluo. Questa visione è già l’innegabile presente. Possedere è divertente come un gioco. Anzi, è il gioco. Più sembra un gioco e più non fa male. Non sei felice quando fai la fila alla posta per pagare un tributo o siedi nel salottino del patronato in attesa che preparino il conto. Però ti rilassi quando firmi le rate del telefono, del plasma o del pc, passeggiando per il corso della tua città. Perché bisogna pur togliersi le soddisfazioni. 

Fondamentale è vestire ogni consumo di un concetto filosofico o di una qualche forma di saggezza. Il vero artista, è il creativo che si cela dietro a uno slogan o a uno spot. Il diavolo non veste Prada, il diavolo regala consigli. Dammi una ragione plausibile e comprerò tutte le robe che tu vorrai.  

Tutte le teorie che favoriscono la vendita, slogan e aforismi spesso distorti ed estrapolati da un contesto diverso, sono riciclati per legittimare l’acquisto. Le parole sono importanti e non si usano a caso. In poche righe si concentrano i cardini su cui poggia la società dei consumi: riduzione tra ricchezza e povertà, consumatore, televisione, pubblicità, oggetto e desiderio. Il superfluo è uno stato di bisogno.

I mercanti di beni e servizi si sono raffinati. Non gli basta più occupare spazi televisivi e sponsorizzare centri storici e opere pubbliche, il web e la radio. Ti cercano loro, a casa tua, non aspettano che tu vada nel proprio esercizio, è roba superata. I nostri telefoni squillano a tutte le ore. Le compagnie elettriche e quelle telefoniche vendono agevolazioni. I cellulari e le mail, subiscono l’invasione di proposte, rate, prestiti, regali e regaletti. I casinò on line e i siti di scommesse offrono crediti o carte con bonus per cominciare a giocare.

Qualsiasi tipo di recapito diventa un tavolo di trattativa, la tentazione di un desiderio sempre nuovo. Ti chiedono perché mai non vuoi realizzare i tuoi progetti. L’amo con il boccone succulento è a pochi centimetri dalla bocca. Rimanere a digiuno sarà impossibile. Sarà una Città senza uscita.


© ENRICO MATTIOLI 2016      





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