Breve manuale per tirare a campare


Amore, amicizia e affari, la sagra della lettera A. Sono incuriosito dalle persone ferrate nelle pubbliche relazioni, forse perché incapace di esserlo io. Cerco di capire come fanno, vorrei rubare i loro numeri ma poi non saprei che cosa farne. Innegabile che le pubbliche relazioni siano una chiave per il successo, a volte superiore alle capacità stesse della persona.   

Occuparsi di pubbliche relazioni è un lavoro fondamentale per qualsiasi azienda o ente, possiamo affermare che nella società moderna, la comunicazione sta alla pubblicità nel settore del commercio.

In queste righe voglio soffermarmi sulle pubbliche relazioni nella vita di noi persone comuni. Le coltiviamo dai tempi dell’adolescenza e a quell’età sono ancora caratterizzate dall’innocenza. Da adulti le cose cambiano e diventano serie. Se non c’è il ritorno, che rapporto è?

Le dinamiche dei nostri confronti quotidiani sono simili a una compravendita. Ridiamo alle battute del capo pure se fanno vomitare. Riguardo a un contrasto riflettiamo mille volte se sia conveniente o meno affrontarlo, ma se qualcuno può aiutarci ne assecondiamo i difetti e ciò che non perdoniamo ad altri, lo condoniamo a chi può darci una mano.

Le relazioni col prossimo rappresentano una scorciatoia verso obiettivi nemmeno troppo segreti e chi riesce a destreggiarsi, ha la strada spianata. Ci siamo venduti ormai mille volte e non lo ammetteremo mai. Millantiamo fino alle estreme conseguenze.

La nostra fermezza si sgretola al cospetto non solo del mega direttore, ma anche del capo ufficio. È una piramide, tutto ciò accade anche al nostro diretto superiore di fronte al proprio. 

Il segreto è di trovare la maschera giusta con cui pareggiare la distanza tra i ruoli. Molto in quota è quello del simpaticone, del battutista, quello che allevia i malumori del capo e riesce a ottenere la carta verde. Sono i professionisti della vita, i fenomeni, quelli che riescono a cavarsela, quelli che con un cacciavite in mano fanno miracoli.

Le pianificazioni sentimentali sono dei capolavori perché bisogna mentire a tutti, soprattutto a se stessi, in questo modo le relazioni proseguono serene. Quando si mente, bisogna essere i primi a credere alle proprie menzogne perché se non ci convinciamo noi stessi, come pretendere che ci credano gli altri?

È fondamentale, se siete amanti della stabilità, fare in modo che uno dei due resti più forte. Quindi se ambite a un rapporto duraturo, trovatevi un convivente più debole o più duro di voi. Siate però feroci, nel primo caso: non permettete che il patner si faccia strada e acquisti sicurezza. Nel secondo caso, invece, non fate nulla e godetevi quel che riuscite a racimolare. No alla parità, insomma, altrimenti scatta la competizione e la relazione diventa stressante.

Troppo spesso la persona accanto conosce solo una parte di noi o meglio: tutti conoscono solo una parte di noi, noi siamo tutte quelle piccole parti che lasciamo conoscere agli altri, ma mai tutte insieme.    

Il ciclo è continuo. Quando penserai di non aver più bisogno di nulla, dovrai ricominciare per sistemare tuo figlio.

Se per Vitangelo Moscarda, quello di Uno nessuno e centomila, le persone intorno hanno un’immagine della sua persona diversa da quella che lui crede di essere, nella nostra vita alimentiamo consapevolmente la distorsione, generando una distanza ancora maggiore da ciò che siamo. Il fatto è che noi siamo molto meno sensibili del personaggio pirandelliano e delle crisi d’identità non ce ne fotte una benemerita ceppa. 

Leggo spesso sermoni contro la realtà virtuale, ma il fatto che a mio mediocre avviso sfugge, è che la vita reale è menzognera almeno quanto la virtuale.

Sono sempre stato un osservatore cieco, nel senso che non ho mai imparato. Restando a guardare questo spettacolo con pochi odori, comincio a essere soddisfatto della mia vita, pure se tribolata e discutibile, spesso ai limiti dell’impraticabilità.

L’amore è un nobile sentimento, ma quando il destino mette insieme un deficiente con un altro, la somma sarà sempre di due deficienti. Non c’è una via d’uscita. È la dura strada del tirare a campare. Chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere. De do do do, de da da da...



 © ENRICO MATTIOLI 2016   




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