Scuola: come spiegare ai ragazzi?



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In tutte le grandi città, il traffico s’è dilatato e non solo perché l’estate sta esalando gli ultimi affannosi respiri con la conseguenza che la gente è tornata a casa: è ricominciata la scuola!

Ad Amatrice, uno degli epicentri del recente sisma che ha colpito l’Italia centrale, gli edifici scolastici sono stati ricostruiti con tempi record grazie all’aiuto della Protezione Civile di Trento. Felicitazioni, ringraziamenti, orgogli vari, e ci mancherebbe altro. 

Ma che cosa insegnare?

Da dove cominciare?

Dal rapporto dell’uomo con la natura?

Da un approfondimento sullo sviluppo e sul progresso?

Studiosi e geologi ci dicono che il moto della terra in talune aree è un’attività costante, ma la sua intensità è talmente bassa da non essere percepita dagli esseri umani, bensì è rilevata solo dai sismografi.

Se consideriamo l’inizio dei secoli, le terre sono emerse dalle acque e poi scomparse sotto di esse, le montagne hanno subito l’erosione del tempo, la superficie terrestre s’è staccata, avvicinata, allontanata; sono apparsi gli esseri viventi, tra loro l’uomo ha lasciato i segni del suo passaggio. Civiltà hanno sovrastato altre civiltà, alcune hanno dominato, alcune hanno dovuto soccombere. Il minimo comune denominatore è che tutto passa, ogni cosa ha un principio e un termine.

Un terremoto spazza le tue certezze. Cancella la tua casa, devasta la tua terra, porta via le persone care. È sulle certezze che bisogna riflettere. Che non sono mai realmente certe. È impossibile cambiare modo di esprimersi. Si può essere coscienti, però, che quando diciamo la nostra terra, le nostre zone, alteriamo un concetto. Abitiamo una casa e una città, alloggiamo in un corpo, viviamo una vita, ma non c’è nulla di nostro, così come non c’è una spiegazione a tutto o meglio, non riusciremo a comprendere ogni cosa.

Certezze, passaggio, possesso. È chiaro che abbiamo bisogno anche di comodità e aspetti materiali, ma noi saremo sempre noi anche senza.

Come spiegare ai ragazzi che a quell’essere sempre se stessi, bisogna dedicare sempre qualche minuto della propria giornata? Che presto o tardi, la furia omologatrice della società agirà su di loro e a questo dovranno prepararsi?

Chi spiegherà che una volta giunti nel microcosmo lavorativo, il valore della persona sarà sostituito dal suo prezzo e da quanto un individuo sarà disposto a cedere i suoi principi per tirare innanzi? Come spiegare ai ragazzi, che dovranno assistere all’ascesa dei mediocri e dei leccaculo, degli ipocriti e dei vigliacchi, dei frustrati e degli arrivisti, e di tutti coloro i quali trovano una realizzazione nel vendersi in quel microcosmo perché oltre, non avrebbero mai alcuna opportunità di soddisfazione?

Come spiegare ai ragazzi, che il recente è stato solo il primo sisma di una serie di terremoti che ne colpiranno l’esistenza e di cui pochi riusciranno a capacitarsi, così come soltanto i sismografi - lo scrivevo in qualche riga precedente - rilevano l’attività costante dei tumulti terresti?

Come spiegare, infine, che in quell’essere se stessi, saranno colpiti da una serie di distonie esistenziali, simili alla presenza di una Barbie nel presepe?

Come spiegare agli studenti - a tutti indistintamente - che la natura è maestra feroce di vita? 

Già, come spiegare se già l’hanno imparato?



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© ENRICO MATTIOLI 2016   




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