L'era dei robot



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Martedì scorso guardavo in tv il programma Presa diretta di Riccardo Iacona. L’inchiesta era Il Pianeta dei robot. Non si trattava del futuro, ma del presente: robot già operanti in aziende come Amazon, tanto per citarne una, ma anche negli ospedali, negli uffici, nelle imprese alimentari, in qualche supermercato. Ricoprono qualsiasi ruolo: conducenti, avvocati, giornalisti, operai, medici, cuochi. Costano l’investimento iniziale e la manutenzione, lavorano h24, non vogliono aumenti salariali e non fanno sciopero. Eppure stavolta a tremare sono anche i colletti bianchi, non solo la manodopera perché l’evoluzione sta prendendo un indirizzo gestionale e non più – o non soltanto – di manovalanza.

Le prospettive, secondo gli studi sul futuro dell’occupazione, sembrano una catastrofe: cinque milioni di posti di lavoro persi finora e un terzo degli attuali a rischio nel futuro.

Se questa nuova frontiera porta risparmio sui costi dell’occupazione, provoca anche la perdita del lavoro stesso. Non è progresso e nemmeno sviluppo, è un suicidio.

Siamo passati dal consumare secondo i propri bisogni al consumare l’eccesso, il plusvalore. Fra qualche decennio – pochi, forse due o anche meno - bisognerà trovare il modo di consumare – perché consumare resterà il verbo dominante – senza averne le possibilità.

Vivere con una pensione di cinquecento euro mensili o con un assegno di reversibilità è un atto eroico e utopico. Sarebbe interessante se coloro i quali hanno sempre una risposta per tutto, spiegassero come si fa a campare in simili condizioni.

L’uomo moderno s’è impegnato nella sua più folle e tracotante avventura: il dominio sulla natura e sull’esistenza, per nulla preoccupato degli ordini sociali e le situazioni connesse.

Masse di migranti fuggono dai propri paesi in guerra incontrando altre miserie, provocando, loro malgrado, altri contrasti.

I conflitti internazionali poggiano le basi sulla distinzione tra terroristi, combattenti per la libertà, salvatori delle patrie, sciacalli che non sanno stare fermi e ciarlatani che non riescono a fare silenzio, ma c’è abbastanza sgomento per tutti: fa timore un attentato, anche se si muore lentamente, giorno per giorno.   

Auspico una rivoluzione delle intelligenze artificiali ma quando l’uomo sente puzza di rivolta, il tapino tende a sopprimerla.

Diffido non tanto dell’uomo in sé, ma dell’uomo al comando. Dirigere non è mai semplice, però spesso si fa passare la gestione delle sorti dell’umanità con quella degli interessi statali, oltre a quelli economici e finanziari delle multinazionali e degli istituti di credito.

Amministrare, disporre, controllare altri corpi, altre menti, altre anime, è qualcosa di perverso e psicotico, paragonabile per certi versi allo stalking, ma la chiamano ambizione, realizzazione personale, e allora deve andare bene così.

Ricordo l’aforisma di Albert Einstein sulla quarta guerra mondiale che sarà combattuta con i bastoni e con le pietre e penso che la vita, questa vita, è già una guerra. 



© ENRICO MATTIOLI 2016   




© Enrico Mattioli 2017